giovedì 21 maggio 2009

ondadimare - capitolo 04

capitolo 4

Il giorno dopo, ti venni a cercare.
Volli rivederti presto. Eri stata un pensiero ricorrente ma diverso da quelli percorsi da altre donne. C’era qualcosa di te che sfuggiva al mio intuito ma, averti in mente, mi faceva stare in pace col mondo.
Intimamente, mi pareva di sentire una specie di allarme ma, non riuscivo a decifrarlo e comunque, qualunque cosa fosse che mi spingeva a te, superava ogni timore. Così, bussai alla porta del tuo ufficio…
- …Ciao, posso entrare..? –
- …Sì, si, certo, vieni pure …scusa, è che …non ricordo il tuo nome… -
- Fabio, Fabio Trevi… -
- Sì, giusto. Perdonami, Fabio, siete in tanti e faccio ancora fatica… -
- Normale. Come va, Giulia..? –
- Bene. Sto cercando di organizzarmi. –
- E’ facile? –
- Più o meno... –
Eri fantastica, così com’eri, tutta indaffarata tra carte e fascicoli, e una matita infilata fra i capelli raccolti.
- …Hai una matita tra i capelli...! – Ti feci notare, e tu arrossisti.
- …E’ che mi ricadevano giù continuamente, rovistando tra i cassetti bassi… era per tenerli su… - E facesti per risistemarti…
- No, ti prego, non farlo …stai benissimo così… - Ti frenasti per un momento e abbozzasti un sorriso e una domanda nello sguardo…
- …Ecco, volevo dirti… insomma, passavo solo per un saluto… continua pure a fare le tue cose… comunque stai veramente bene coi capelli su e poi, non sembra neanche una matita… è una buona idea… sì,stai proprio bene… - Mi fissavi come a chiederti dove volessi giungere…
Tagliai corto.
- …Bene, adesso devo andare… allora, buon lavoro, Giulia…-
- …Grazie …buon lavoro anche a te…-
Me ne andai portandomi via il ricordo del tuo ultimo sorriso…
Che stronzo, pensai… avrai creduto che fossi il solito coglione…
Chissà quanti, erano venuti a darti il benvenuto quella stessa mattina, sparando cazzate… ecco, io avevo allungato la lista. M’imposi di non ripetere più simili sciocchezze e decisi di evitarti per quanto potevo..: solo “ciao, come va…” e battute simili, ma sempre accompagnate da un sorriso e mai sconvenienti o essere pressante…
Confesso che attuavo un’ignobile tattica per volermi distinguere e renderti curiosa…
Poi, un giorno, presi un’improvvisa decisione…
Seduto alla mia scrivania, disegnavo ghirigori su un angolo di planning. Mancava una settimana alla chiusura estiva e la città cominciava a vuotarsi, il caldo era opprimente, il condizionatore annaspava e tu passeggiavi, ostinata, tra i miei pensieri.
Alzai la cornetta del telefono e composi il numero del tuo interno.
-...Sì..? –
- Giulia..? Sono Fabio Trevi... –
- Salve, Fabio, dimmi pure… -
- Manca mezz’ora alla pausa pranzo. Mi chiedevo se ti facesse piacere un piatto di spaghetti in mia compagnia… -
Chissà cosa pensasti in un attimo di pausa…
- Aglio e olio..? – Mi piacque, il tuo modo deciso di affrontarmi.
- …E vino rosso. – Proposi.
- CocaCola. –
- CocaCola e vino rosso. –
- E gelato… -
- …E gelato. – Fatto..!

La trattoria era proprio dietro l’ufficio e la raggiungemmo a piedi in pochi minuti.
Il locale era freso. Scegliemmo un tavolo tranquillo e ordinammo gli spaghetti con i frutti di mare, la tua passione, CocaCola per te e un bicchiere di rosso per me, macedonia, e caffè.
Pranzammo chiacchierando di lavoro e delle vacanze che ciascuno aveva organizzato per quell’agosto alle porte, poi la conversazione assunse toni meno generici…

- …Allora, signor Fabio Trevi, parlami un po’ di te... – Mi chiedesti a tradimento… e i tuoi occhi a fissarmi, pronti a valutare la risposta…
- … Ci provo… dunque: …sono a un passo dai ‘cinquanta… sposato, due figli… mi piace leggere, scrivere, passeggiare… amo i film d’avventura, odio la televisione… è bello l’autunno, ascolto jazz, bevo vino rosso, fumo sigarette e adoro il caffè… –
Era bello guardarti…
- Continua… -
- …Condanno le ingiustizie… cerco di vivere le emozioni, c’è sempre qualcosa che riesce a meravigliarmi… odio la sveglia, mi piace la notte… e tu..? –
So, che avevi analizzato ogni mia parola…
- …Io cosa...? -
- Mi pare giusto, che anche tu dica qualcosa di te, no? –
- Okkey… -
…Ecco, io credo che ti amai da quell’okkey in poi…
- …Vediamo un po’..: il mese prossimo festeggerò i miei trentatrè anni… sono sposata da due, per adesso niente figli, mi piace leggere, viaggiare, ballare… mi appassionano i misteri… mi affascina lo yoga, adoro i Beatles, sono una sognatrice… mi piace cucinare, odio stirare… tutto qui… –
Avrei voluto baciarti…
Per tutta quella settimana dividemmo insieme le ore di pausa dedicate al pranzo.
Mi piaceva parlare con te, Giulia, perchè non eri mai banale.
Io rimanevo stregato dal suono della tua voce e come ne modulavi il tono ed erano affascinanti le tue riflessioni, quando si percorrevano strane filosofie per chiederci se i misteri della vita fossero poi tanto misteriosi e poi… mi torna in mente, quasi da sentirlo, quell’adorabile e tuo contagioso modo di ridere, quando ti facevo ridere…
Eri dolcezza mescolata a pazzia, e fu così facile amarti perché in te io riconobbi la mia essenza.
Mi dicevi che t’insegnavo sempre nuove cose, ma io non ti ho mai detto che imparavo da te a diventare ogni giorno migliore.
Mi domandavo perché, un destino bizzarro ci fece incontrare così tardi..?
Un giorno ti chiesi se eri felice…
- …Non lo so… forse sì… forse no… -
- Che cosa vuol dire forse sì, forse no…? –
- …Forse perchè credevo che la felicità fosse qualcosa di diverso… una specie di diritto… -
- Continua.. –
- Difficile, saperlo spiegare… chessò, i sogni per esempio… i desideri, i progetti… troppe cose, alla fine, non si realizzeranno mai… -
- Io credo che sia fondamentale sapere vivere bene il presente… dentro ogni presente ci può essere un briciolo di felicità da cogliere.. basta solo riconoscerla… –
- Ti seguo poco… -
- Voglio dire che la vita si vive attimo dopo attimo… Se ci pensi, non c’è altra vita oltre il momento in cui viviamo… Oltre, c’è solo la morte… -
- …Cogliere al volo ogni opportunità..? –
- Magari non tutte… ma quelle buone si. –
- Già… e se poi sbagli..? -
- Se lo lascerai fare, è il tuo cuore che ti saprà guidare… -
- Quando l’ho fatto, ne ho goduto poco... E’ sempre combaciato col dolore di qualcuno… -
- ...Si chiama “senso di colpa”, e ti frega continuamente… Facci caso: ogni scelta implica una rinuncia e, quando una rinuncia è qualcuno… hai sempre a che fare con la tua coscienza… -
- Vero. E tu, sei felice..? –
- …Poche volte, ho ascoltato il mio cuore… -
- Cos’è, una questione di coraggio, di palle..? –
- Mi sa tanto di si… Comunque, c’entra il fatto di dover pensare ogni tanto a se stessi… -
- Odora di egoismo… -
- Credo che sia meglio dire “volersi bene”… -
Adesso, i nostri sguardi erano nudi e, in essi, ciascuno intravedeva i segreti dell’anima dell’altro…
- Giulia… sei felice con tuo marito...? - Ti chiesi a bruciapelo…
Tirasti su un respiro e distogliesti lo sguardo dal mio.
- …Sì… va tutto bene… - Era un secco No..!
- Ti chiedo perdono… forse, sono stato indiscreto… -
- Non farci caso… comunque si, sto bene con mio marito… -
Era stata una domanda infelice e comunque fosse, adesso conoscevo la risposta…

Quell'indomani, ti donai un libro da poter leggere al mare.
Saresti partita e non ti avrei rivista per l’intero mese d’agosto.
Avevo insistito perché mi seguissi, appena fuori città.
C’era un laghetto artificiale, in un ritaglio tranquillo di campagna, lontano dai rumori, all’ombra di grandi alberi che lo circondavano. Un capanno era attrezzato come un bar e si servivano panini e bibite fresche e c’era una serie di panche, sotto un tetto di canne, al riparo dal sole, da potersi sedere tranquilli e chiacchierare.
Un po’ più distante, una piccola stalla era circondata da un recinto dove, tre cavalli annoiati cacciavano via le mosche scuotendo la coda e, proprio accanto, nello spazio di un’aia, protetta da un girotondo di reticolato, passeggiavano alcune oche e due o tre galline.
A me questo posto piaceva e anche tu, te ne stupisti…
Era una pausa di campagna, dove mi rifugiavo spesso a riflettere, contemplando l’orizzonte disegnato dai palazzi di Milano e, ogni volta, avevo la sensazione di avere lasciato un me stesso laggiù in città, come avere il dono dell’ubiquità perché, un altro me, se ne stava invece qui, a rigenerarsi, in armonia con questo pezzetto di natura.
Tirai fuori il libro dalla mia borsa…
- Ti ho comprato un libro… lo potrai leggere mentre ti abbronzerai… -
Disegnati un bel sorriso…
- Sei un tesoro, grazie… -
- E’ la storia di un amore… Sono sicuro che ti piacerà… Ci ho scritto sopra, alcune parole per te… -
Sfogliasti le prime pagine, curiosa di sapere…
- Aspetta… vorrei leggertele io… -
Mi porgesti quel libro ed io lo aprii sul primo foglio, e lessi quelle parole …

…Ti ho cercato per mille volte dietro a ogni orizzonte…
dentro gli sguardi della gente, e in fondo a ogni cassetto…
Peccato, che ti ho riconosciuto troppo tardi…
Ti penserò ogni giorno, amica mia,
perché, so già, che tu mi mancherai…


Vidi due piccole gocce danzare sulle tue ciglia ed io… le te le asciugai con una carezza…

(continua...)

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