capitolo 12
Mancavano pochi giorni al Natale. Milano era gelida e pioveva una pioggia sottile.
Le previsioni affermavano che sicuramente avrebbe nevicato.
Le persone, strette nei loro cappotti, camminavano in fretta, lungo i marciapiedi, come formiche impazzite e pareva che tutti inseguissero chissà cosa...
Le vetrine dei negozi brillavano di lucette che si accendevano a intermittenza e gli alberi lungo il viale erano addobbati di palline colorate e cascate di fili d’oro e argento.
C’era fermento, come se il Natale fosse aspettare una grazia o un perdono collettivo ed io pensai che in troppi sarebbero stati più buoni quel giorno, per ridiventare pezzi di merda l’indomani.
Facevo queste considerazioni, all’ora di pranzo, osservando quel movimento, seduto dentro la mia auto mentre ti aspettavo sotto al tuo ufficio. Sul sedile accanto, una rosa rossa.
Temevo che il pensiero di noi e della notte trascorsa fosse stato solo un’illusione, ma temevo ancora di più che t’avesse soprafatto un pentimento.
Ad occhi chiusi ti rivedo. Tu, dentro al tuo impermeabile nero, i capelli nascosti dal foulard azzurro, il tuo sguardo che mi cerca e il tuo sorriso nel nel ritrovarmi là…
Mi sollevò quel tuo sorriso e, per quella rosa rossa, un bacio.
«…Ciao, ondadimare.»
«…Ho avuto paura di non ritrovarti…» I tuoi occhi brillavano di luce propria…
«Sarebbe stato impossibile…» Ti baciai.
«Sono una pazza… Sono di sicuro una pazza...!» Ed io ti baciai di nuovo…
«Una bellissima pazza!» Sorridesti. Eri orgogliosa della tua linea di pazzia…
«Ho detto in ufficio che avevo delle cose da fare e non sarei venuta.»
«…Non avevi detto che temevi di non trovarmi?» Ti sfidai…
«Si, ma… sarebbe stato impossibile..!» Eri fantastica..!
«E dimmi, hai fame?»
«Sono famelica..!»
«Sai allora cosa faremo..? Conosco un Take Away cinese, dove fanno dell’ottimo sushi… Ti piace il sushi?»
«Lo adoro.»
«Bene, e lo champagne?»
«…Mi fa volare…»
«Perfetto, ce l’ho in frigo …e se ci portassimo il sushi al mio appartamentino...?»
«…E’ quello che desidero…» Non mi stancavo mai delle tue labbra e volli assaggiarle ancora.
«Questa notte… guardarti spogliata… eri bellissima, Giulia…» Arrossisti e, quando arrossivi, eri fantastica, ma i tuoi occhi erano due peccati…
Bevemmo champagne e ci saziammo di sushi e poi di noi …
Fare all’amore con te era… chessò, dimenticarsi del mondo… era un viaggio ad occhi chiusi… Si, era come abbandonarsi a un viaggio ma poi… ci riprese la concretezza di ciò che eravamo, ed eravamo solo due anime confuse, unite in un abbraccio stanco, sopra a un letto…
Ascoltavamo il silenzio, tra disordinati pensieri.
«…Ho paura...» Sussurrasti piano. Sospirai…
«Credo… credo che sia normale.»
«Avremo il mondo contro…»
«Già, non sarà facile, ma è solo un problema di coscienza…»
«Cos’è cinismo, o qualcosa che gli somiglia..?»
«Non so cos’è, ma non puoi fare una frittata senza rompere le uova..!»
«Metafora azzeccata, ma Dio ci punirà ugualmente…»
«…Dio..! Non credo che lo farà.»
«Come fai ad esserne sicuro..?»
«Non lo sono, ma in genere siamo sempre noi a rendere tutto più complesso di quanto non lo sia in realtà. Fa parte della natura degli uomini. Dio… forse abbiamo solo bisogno che esista…»
«Io non avevo messo in conto tutto questo, e adesso mi confonde…»
«E’ il bello della vita. Ogni tanto ti indica percorsi alternativi, fatti di zigzag, proprio mentre stai camminando lungo una diritta e noiosa autostrada, ma col rischio di addormentarti…»
«Un’autostrada è più sicura…»
«Ma una strada a zigzag è più viva e interessante, e non rischi un colpo di sonno…»
«Hai un sacco di argomenti tu…»
«Io dico che… rimediare agli errori, e difenderci dalle infelicità, lo dobbiamo alla nostra vita..!»
«Cazzo..! Ma perché è tutto così difficile..?»
«Sai, è il prezzo che si paga per essere vivi..!»
«E’ una fregatura in ogni caso.»
«…Il senso di colpa. Te lo ricordi? Una volta te ne parlai…»
«Penso troppo..?»
«Si, pensi troppo.» Mi girai sul fianco, e col mio naso accarezzai il tuo orecchio… «…Ti salverò dal paradiso…» Ti sussurrai.
«…Che scemo!» Sorridesti.
«…La vita è già così difficile e breve... Rubiamole più che possiamo e non pentiamocene mai. Ogni peccato che consumiamo, è un regalo che ci facciamo di nascosto…»
«…Okkei, in fondo non credo di poter riuscire a tornare indietro… e neppure lo voglio..!»
Ti stringesti a me, come a volerti sentire protetta da un fulmine che potesse colpirti per ciò che avevi appena deciso, ed io ti raccolsi piano tra le mie braccia.
«...Ho ancora fame di te…» Dissi al tuo orecchio mentre ne mordicchiavo il lobo.
«…E allora, mangiami…» Dicesti tu, dentro a un sospiro …e, assieme a un fremito, lasciasti di nuovo il tuo corpo tra le mie mani…
Si faceva all’amore ogni giorno.
Venivo a prenderti in ufficio, si mangiava un panino al volo e poi, a letto come due pazzi.
E che ridere, quando c’inventammo i nostri nuovi nomi: io cucciolotto e tupolpettina… ma, racchiuso dentro quei nomi buffi c’era amore puro, e ce n’era pure tanto..!
Quasi due settimane, trascorsero in fretta. Marta, giù dalla Sicilia, non si era fatta sentire ma, a casa, trovai due messaggi di Luisa in segreteria, per chiedermi se tutto andava bene e come mai non rispondevo al telefono. La chiamai per rassicurarla e mi giustificai dicendole che avevo abbassato al minimo la suoneria per non essere disturbato quando scrivevo e poi, che l’avrei cercata io le prossime volte. In effetti, da casa ci passai solo in quell’occasione perché, in pratica, mi ero trasferito al mio rifugio segreto.
Potevamo stare insieme solo durante la tua pausa pranzo, ma riuscisti a strappare due pomeriggi, e due cene, assieme a chissà quale amica t’inventasti. Fu l’ultimo di quei pomeriggi, che tu mi regalasti una notizia fantastica…
«…E allora lui mi fa: “…ho un convegno sulla medicina alternativa…”, lui è medico, lo sai…»
«Continua…»
«Si, certo. “…sul Garda, al solito?”, dico io, e lui…
“…un po’ più lontanino, e ti giuro che ti ci avrei portato questa volta, ma proprio non potrei…” Non è vero, non mi ci ha voluto portare mai.
“…e dov’è questo lontanino..?”
“Giappone!”
“Giappone..? Dall’altra parte del mondo..? E quanto durerebbe questo convegno..?”
“Guarda, l’ho saputo solo oggi, improvvisamente…” Lui, tutto che fa la vittima…
“Quanto..?” Lo incalzo io…
“Partirò il pomeriggio di domani …durerà una settimana…”
“Una settimana è già passato il Natale…”
“Ecco, è questo che volevo dirti… ma la fine dell’anno la trascorreremo insieme, ho già pensato che…”
“Stop! Non pensare...” Lo blocco. Comincio a fare dei calcoli e, mentre fingo di essere arrabbiata, intanto mi viene voglia si fare salti di gioia pensando a noi…»
«…Cazzo! Vai avanti…»
«Si, non è finita… “…Comunque non voglio che passi il Natale da sola. Sarebbe meglio che vada a trovare tua madre …” Dice lui.
“No, scusa…” Faccio io… “… Vuoi pure dirmi cosa devo fare..? Tu in Giappone, il giorno di Natale, ed io dalla mammina, ’che devo pure sciropparmi un viaggio in treno di cinque ore fino in Toscana..?” I miei vivono là… “No, tesoro. So io cosa fare. Magari mi organizzo con amici..” E glielo dico bella tosta.
“Porca puttana! Guarda, non mi voglio incazzare…”
“Lo credo bene. Sono io che dovrei incazzarmi..”
“Va bene, va bene… allora sai cosa ti dico? Fai quel cazzo che vuoi..!” E me lo urla pure… Capisci?: Fai quel cazzo che vuoi..!»
«Non mi sembri dispiaciuta…»
«Infatti: sono felice!» Mi saltasti quasi addosso per volermi baciare. Quanto mi piacevano queste tue impulsività..!
«Com’è finita?»
«Niente. Non ci siamo parlati per tutta la sera. Questa mattina, prima di scapparmene al lavoro, mi ha detto un “ciao” con un bacio sulla fronte, come a una nipotina, e adesso sarà in aeroporto a Malpensa…»
Quei sette giorni, furono i nostri giorni migliori. Io e te da soli, in una bellissima Milano…
Quando si desidera una cosa, ma si desidera veramente, tutto si muove affinchè avvenga ciò che si vuole. E’ questo che mi venne da considerare, pensando a quell’inaspettato dono del destino e noi, strappammo alla vita ogni sua briciola per sette giorni e sette notti, e di tanto amore inondammo quell’appartamento, che ne sarebbe avanzato per tutta la città.
Ma di quei giorni, non ti ho mai detto che ti guardavo quando dormivi, e me ne stavo così per ore affascinato da te senza coscienza, fino a quando il sonno prendeva anche me.
Non ti ho mai detto che ho amato la tua schiena carezzata dall’acqua, che odorava d’ambra, e dalle mie mani avide quando tu, dentro la vasca tra soffice schiuma, mi chiamavi ad aiutarti ed io, mai sazio di te, correvo.
E non ti ho mai detto quanto amavo quel rosso acceso dalle vampe di fuoco sul tuo viso, se qualcosa violava le barriere del tuo pudore…
Io, di quei quei giorni, me n’ero scordato ma adesso, ogni cosa di te è il castigo di una malinconia. Gesù..! Dove mi vuoi portare, Giulia..?
(continua...)


0 commenti:
Posta un commento