venerdì 10 dicembre 2010

ondadimare - capitolo 14

capitolo 14


Il terzo giorno…

Mi risvegliai scivolato sopra al divano: addormentato così, completamente vestito, la televisione accesa su un cartone di paperino, una gamba addormentata, e il ricordo del tuo profumo addosso. Era quasi l’alba quando me ne ero andato via da casa tua.

Guardai l’orologio al polso: mezzogiorno. Mi preparai un caffé con gli occhi ancora chiusi, accesi una sigaretta, guardai giù dalla finestra e fui contento di vedere un regolare e lento fioccare di neve, però mi ci volle una buona mezz’ora e ancora una sigaretta, prima che facessi pace con la Terra.

Feci il tuo numero ma non ebbi risposta. Pensai che dormissi ancora.

Telefonai giù in Sicilia a Marta e salutai i ragazzi: tutto bene. Quell’indomani sarebbe stata la vigilia di Natale e Marta mi aveva chiesto cosa avrei fatto… le raccontai che un amico mi aveva invitato a trascorrere le feste assieme alla sua famiglia. Non mi chiese i particolari.

Rifeci ancora il tuo numero: niente. Forse eri sotto la doccia.

Cercai sull’agenda il telefono del mio amico Mario. Avevo in mente qualcosa di speciale per noi, il giorno di Natale, e Mario era la persona giusta…

Ancora una volta, feci squillare il tuo telefono, però adesso cominciavo a preoccuparmi, visto che non rispondevi… ma dove cazzo eri finita? Non eravamo rimasti a nulla, ma ti avevo detto che t’avrei chiamata…


Trasalii al suonò del citofono: mi sollevò la tua voce. Fanculo, pensai… però, che pazza..!

Ho amato di te l’istinto, l’allegria e pure la follia.

Ti baciai. Eri trafelata e infreddolita, carica di due sacchetti zeppi di cose da mangiare.

«Mi hai fatto stare in pena, lo sai?» Ti rimproverai.

«Scusami amore…» Mentre ti toglievi il cappotto.

«Potevi avvertirmi, comunque…»

«Volevo farti una sorpresa…» Mi gettasti le braccia al collo e mi baciasti come Dio comanda. Vabbè, come potevo non perdonarti…

«Nevica, hai visto?» Felice come una bimba.

«Già, fuori è tutto bianco.»

«Adesso si, che sembra Natale!»

«Si, è piuttosto suggestivo…» Dissi staccato.

«Come sei antipatico… cosè quel tono? E poi, ti sei visto..? Barba lunga, tutto sgualcito e… perdonami, ma puzzi anche di sudore e sigarette…»

«Stavo giusto andando in doccia…» Mi giustificai.

«Ecco, corri a farti bello che intanto metto un po’ d’ordine e faccio cambiare l’aria. Non si respira più qua dentro, ma quanto fumi..? Ti fa male, lo capisci..?» Ascoltai le ultime tue parole mentre richiudevo alle mie spalle la porta del bagno.

«Cos’è che hai detto…?» Risposi, facendo finta di non aver capito niente.


Salmone grigliato con salsa al prezzemolo e zucchine trifolate…


«…Cosa devo fare?» Ti chiesi.

«Comincia a tagliare le zucchine a rotelline, poi schiaccia due spicchi d’aglio, olio, sale, pepe e metti tutto dentro una padella col coperchio sul fornello, a fuoco basso. Io intanto preparo la salsa al prezzemolo…»

«Perfetto, comincio a tagliuzzare… Domani è la vigilia di Natale, cosa faremo..?»

«Non lo so, ma qualunque cosa, la faremo insieme… Hai del peperoncino..?»

«Lo sportello di fronte a te… Potremo pranzare fuori e di sera starcene qui…»

«Si, pranziamo fuori, però la cena voglio prepararla io, ti va..? Passami l’olio…»

«…Prendi… Mi sembra una buona idea… Ecco, va bene così? Ho tagliato le zucchine e le ho condite…»

«Vedere..? Si, bravissimo. Metti sul fuoco, fiamma bassa mi raccomando, e coprile… Guarda se trovi un limone in frigo. Credo di averne visto uno proprio ieri…»

«…Limone… limone… ecco il limone!»

«Meno male, mi ero dimenticata di prenderli…»

«Pensavo… questa sera resti qui?»

«No, vieni tu da me. Se lui dovesse chiamare mi trova a casa. Da domani, ufficialmente sarò da un’amica e passerò le feste con lei…» Non ti avevo mai sentita così decisa.

«Sembri determinata.»

«Lo sono… Se ti chiedessi se hai dell’aceto di mele..?»

«Direi che sei impazzita…»

«Immaginavo… Cosa c’è tra gli sportelli?»

«Aceto balsamico.»

«Facciamolo andar bene… »

Le zucchine cuocevano a fuoco lento, tu eri presa dalla tua salsa al prezzemolo, io mi avvicinai alle tue spalle fino a sentirmi aderire alla tua schiena…

«Cosa stai facendo…?»

«Sto posando le mie mani sui tuoi fianchi…» Ascoltai un brivido dal tuo corpo.

«…Dai… Sto cercando di sbattere l’olio con il succo di limone…»

«…Beh, io sto cercando di sbattere te…»

«Che scemo che sei..!»

«Sono quasi le tre del pomeriggio… sono affamato…» Feci scivolare le mie mani sul tuo ventre fino a risalire piano e riempirle dei tuoi seni…

«…Sto combinando un casino…» Uno sbandamento della forchetta ti aveva fatto travasare l’emulsione d’olio e limone, dalla ciotola fino sul piano della cucina. Sentivo il tuo fiato corto e le tue natiche premere contro di me…

«Sei una meraviglia, ondadimare…»

«…Io credo… credo che sia meglio se cerchi un coltellaccio… Mi stai facendo andare su di giri…»

«Mi vuoi tagliare la gola..?» Ti chiesi, mentre posavo baci leggeri sul tuo collo…

«…Il salmone, si deve tagliare a tranci…» Ansimasti.

«…Il salmone..? Si, il salmone… Okkei, ti mangerò dopo, per dessert…» Allentai le mie mani dai tuoi seni.

«Uffff…» Ti passasti il dorso della mano sulla fronte, come per asciugare una goccia di sudore o il gesto per uno scampato pericolo... Il tuo sguardo… era quello che mi faceva impazzire…


Gesù, quanto parlammo durante quel pranzo, quasi pomeridiano, e anche dopo.

Ci raccontammo cose di quando si era ragazzini, i sogni, le avventure e le sventure, i primi amori, si parlò dei nostri matrimoni incasinati, del lavoro, ridemmo di cose buffe vissute e si fecero progetti per il futuro e allora, io ti dissi..: «…Sei tu, il mio futuro..!»

«…E’ bellissimo quello che hai detto.»

«Lo so, non l’avevo mai detto a nessuna…»

Io scivolato sul divano e tu rannicchiata accanto a me in un abbraccio tenero.

«…Sai, penso a noi, ma non riesco ad immaginare ciò che saremo, quello che faremo… C’è una gran confusione tra pensieri e immagini che si sovrappongono…»

«…Ogni giorno ti sarà tutto più chiaro, vedrai. Nulla può impedirci di scegliere ciò che vogliamo, sono le nostre coscienze che ci fanno inventare impedimenti e difficoltà…»

«Moralismi..?»

«Si, moralismi. La nostra educazione, il nostro modo di intendere cosa è giusto oppure sbagliato, la società in cui viviamo, la religione, il valore che diamo alle cose… soprattutto a noi stessi… Se ci pensi bene, nella scala dei tuoi valori, tu, in che gradino ti sei collocata…? Scommetto che non sei al primo, e neppure al secondo o al terzo posto… Se ci pensi bene, ai primi posti ci hai messo gli altri…»

«Non avevo mai considerato questa cosa…»

«E’ uno dei primi passi per liberarsi dalle condizioni mentali…»

«Credo che tu abbia ragione.»

«Ascolta: qualunque sia la condizione in cui si vive, ci si abitua ai limiti di quella… è, come dire… diventa un recinto confortevole, sembra un paradosso ma è così. Uscirne fuori mette paura, paura dell’ignoto, perché in fondo quello in cui si vive, bello o brutto che sia, è il territorio che conosciamo bene e a cui siamo abituati. Cambiare significherebbe oltrepassare i confini delle nostre abitudini verso chissà cosa… Però, se vuoi cambiare, se vuoi essere diverso… devi fare tutto il contrario di ciò che fai, e fare ciò che non hai fatto mai…»

«Cazzo..! Ma chi sei..?» Sorrisi.

«L’ho sperimentato su di me, ma devo migliorare ancora molto…»

«Vuoi sapere una cosa?»

«Dimmela.»

«Sei il mio uomo…»

«Mi piace questa cosa.»

«Si, però… sono tre giorni che non facciamo parte della civiltà…»

«Dovremmo rimediare…»

«Credo di si.»

«Conosco un posto dove …»

«No, aspetta… Swing! Voglio che mi porti allo Swing. E’ passato molto tempo da quella sera…»

«La prima volta che ti ho baciata…»

«La prima volta che mi sono innamorata…»


Quella sera, come ho potuto non volerla più ricordare... quando poi ripercorremmo i nostri antichi passi, per volerti baciare come la prima volta, cinque anni dopo, su quella stessa strada…

Non mi ero mai accorto di quante cose belle ho avuto dalla vita. Le emozioni che non ho saputo conservare, sono le cose migliori che avrei dovuto difendere dalla mia stupidità...


Era mezzanotte, quando tornammo a casa, la tua.

Seduto sul divano sorseggiavo un liquore qualsiasi e tu, mi dicesti d’aspettare mentre ti allontanavi in camera e poi… e poi, mi togliesti il fiato…

Eri là, sulla porta, apparsa come un miraggio dentro una penombra …vestita di quell’intimo scarlatto che avevi scelto per me… Eri là come una trasgressione, come l’origine dei peccati…

Io posai il bicchiere, mi alzai e mi avvicinai a te. Non occorrevano parole, solo denti…


(continua...)


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