lunedì 24 agosto 2009

ondadimare - capitolo 05

capitolo 5


Settembre ti strappò via e ti portò lontano.

Qualcuno decise di spostare l’ufficio legale nella sede NORD.

Ricevesti l’ordine di trasferimento quella stessa mattina. Neanche il tempo di realizzare….

In piedi, appoggiato alla porta del tuo ufficio, io ti osservavo mentre raccoglievi le tue cose dentro una scatola di cartone. Il mio cuore era nel cesso…

Ero oppresso da un senso d’impotenza e privo di parole, e l’idea di non vederti più ogni giorno, ebbe lo stesso effetto della consapevolezza di un lutto…

- … Vedi? Son tornata ieri sera dal mare… arrivo, e mi becco questa novità...! -

- Appena l’ho saputo son corso qui… -

- Cazzo! Mi ero abituata e poi… pensa, è così distante, quell’altro ufficio, che dovrò svegliarmi un’ora prima per arrivarci in tempo… -

- Credo di non poter impedire questa cosa… -

- Lo so… è così e basta… e pure con effetto immediato! –

Eri veramente amareggiata e, il solco sottile di una ruga si accaniva sulla tua fronte…

- Posso aiutarti..? –

- Potresti portare questa scatola fino alla mia auto… non credo di farcela da sola… -

Ci infilasti dentro ancora due o tre cose e poi ti aiutai a chiuderla col nastro adesivo.

Era la prima volta che ti vedevo così risentita.

- …Hai fatto buone vacanze..? – Ti chiesi, per allentare la tua tensione…

- Sì, e fino a stamattina ero pure contenta… -

- Stai molto bene… hai la pelle colorata d’ambra… e i tuoi capelli sono così biondi… e così arricciati… -

- Mi stai prendendo in giro. Sembro una pazza… dovrei correre dal parrucchiere… -

Mi avvicinai e con le mani strinsi le tue spalle…

- E invece si bellissima… Dico sul serio, sei molto bella… Giulia… io, non voglio perderti…-

Io non lo so in che modo te lo dissi, ma le tue gote s’infiammarono…


Non ci vedemmo per quasi tutta una settimana. Ogni tanto ti sentii al telefono ma, quella lontananza, rendeva ancora più esile il filo che ti legava a me e intanto, naufragavo in un oceano di dubbi e mi chiedevo quale diritto mi concedeva di volere invadere la tua vita.

Io, cinquant’anni, moglie, due figli, e l’ombra di una noia e tu..? Tu poco più di trenta, mai stata madre e un matrimonio nuovo di due anni… che ero certo, ne avesse cento…

Mi domandavo se fossi confuso dal desiderio, dalla tua bellezza oppure dalla tua giovane età, ma tu, che mi toglievi sonno e fame, non potevi essere tra i cuori di cui, fino allora, avevo abusato con l’animo leggero di un infedele perché, per la prima volta, sentivo pulsare il mio, in modo così disordinato da temere che qualcuno si accorgesse.

Non riuscivo a sottrarmi a questa emozione ma essa, era avvelenata dalla consapevolezza dell’inganno… L’estremo bisogno di rivederti, mi coglieva impreparato e mi spaventava perché tu, non potevi che essere una scelta…

Eri stata un risveglio e, da quel momento, riportai tutto in discussione.

Sentii necessità di dovere riscattare una vita piatta e rassegnata, vissuta senza neanche avvertire stanchezza di viverla ogni giorno identico a quello prima poiché, precise e anestetiche inerzie ne avevano regolato il flusso ma adesso, mi sentivo accerchiato dalle mie bugie e, anche se mai avrei potuto averti, ciò non avrebbe frenato l’inizio di quel processo di presa coscienza.

Quel pomeriggio, guidai fino al tuo ufficio e ti portai una rosa rossa.

- …Avevo voglia di vederti… -

- Sei qui per me..? –

- Solo per te… -

Accennasti un sorriso, mentre sistemavi la tua rosa sopra la scrivania.

Forse un dubbio, governò un minuto di silenzio ma poi, una forza ti spinse…

- …Enrico è partito questa mattina …un meeting di medici a Roma… Per questa sera, mio fratello e la sua ragazza, mi avevano proposto una pizza… -

- Hai un fratello..? –

- E’ cinque anni più giovane. Sta per laurearsi in architettura. –

- …Bene, allora… se hai un impegno, magari… ci vediamo un’altra volta… - Avevo un mattone dentro al cuore.

- …Dovevo ancora dargli una conferma… Potrei dire che avevo già programmato con un’amica… se ti va… -

- Ne sei sicura? – Affondasti i tuoi occhi nei miei per un momento.

- Sì, ne sono sicura. – E cominciasti a frugare nervosamente dentro la tua borsetta… - …Dove cavolo son finite le chiavi della macchina..? –

Tirasti fuori un groviglio e sbrogliasti le chiavi da una collana di perline nere…

- …Ti aspetto tra due ore. Sotto casa. Beh, non proprio sotto casa… Fammi uno squillo quando sei nei paraggi, meglio... Hai il mio numero? Aspetta, te lo scrivo…-


Quella sera eri straordinaria. Il vestito nero aderente, che esaltava il tuo corpo, e la cascata dei tuoi capelli biondi e impazziti, mi avevano stregato…

Ti portai in un posto speciale, ricordi..?: si chiamava “SWING”… Era un piccolo locale, dove si beveva dell’ottimo vino e, a qualunque ora della notte, cucinavano gli spaghetti in cento salse diverse e poi, suono di pianoforte si mescolava alle luci soffuse ed era come starsene dentro al film “Casablanca”…


- Volevo che conoscessi questo posto… -

- …Non ho parole… è fantastico..! -

- Temevo il contrario… -

- No, giuro, è proprio bello..! Ma come l’hai scovato..? –

- Per caso. Una sera di pioggia che vagavo per la città… -

- A volte mi stupisci… -

- Meglio così, no..? –

- Credo che tu… non mi abbia raccontato tutto di te… -

- Non ho segreti… è che sono una specie di lupo solitario… Capita, che la sera me ne vada in giro per la città a risistemare i pensieri e così, una volta, son finito qua. Ogni tanto ci torno a bere un bicchiere di vino… -

- E tua moglie …che torni a casa tardi? –

- Non è sempre… -

- T’inventi scuse? -

- A volte. –

- Perché..? –

- Non lo so… Amo la solitudine, è un’esigenza, e succede spesso che ne senta il bisogno. Non condivido con nessuno questa cosa. -

- Misterioso e solitario..! –

- Non è poi così allegro… -

- Però affascina… -

- Sarà un effetto collaterale… Hai fame? –


…La macchina era in fondo alla strada. Camminando piano, sotto un magnifico cielo stellato, quella sera profumava di magia e mai, i rumori della città mi erano parsi così distanti, e tutto era sospeso in un’attesa…

Camminammo ascoltando i nostri pensieri e poi… quando mi fermai un momento, e cercai la tua mano, spesi tutto il mio coraggio per affrontare il tuo sguardo, ma ugualmente mi avvicinai alle tue labbra e tu, che socchiudesti gli occhi in un’arresa, le abbandonasti a un bacio.


Io, ricordo ancora il sapore dolce di quel primo bacio, adesso che l’ho ritrovato nella mia memoria, e c’è una tenerezza, c’è una nostalgia, e c’è un rimpianto…

Perché non si può tornare indietro a cambiare i destini..?


Guidai verso casa tua e non dicemmo una parola. Tu, girata verso il finestrino, seguivi uno scorrere di case, le mani strette tra i ginocchi e chissà dove navigava la tua mente. Io, nascosto dentro a un silenzio, e l’anima annegata in un secchio d’acqua sporca…

Giunti sotto il tuo portone, ti chiesi scusa…

- Sono stato uno stupido… So che non avrei dovuto... Ho agito d’impulso, perdonami… -

- Io… voglio andare a casa. –

Rimasi lì, con le mani strette sul volante, a guardarti aprire la portiera, cercare le tue chiavi e dopo un attimo sparire dentro il tuo palazzo. Non un saluto, né uno sguardo. Solo una fuga.


(continua...)

giovedì 21 maggio 2009

ondadimare - capitolo 04

capitolo 4

Il giorno dopo, ti venni a cercare.
Volli rivederti presto. Eri stata un pensiero ricorrente ma diverso da quelli percorsi da altre donne. C’era qualcosa di te che sfuggiva al mio intuito ma, averti in mente, mi faceva stare in pace col mondo.
Intimamente, mi pareva di sentire una specie di allarme ma, non riuscivo a decifrarlo e comunque, qualunque cosa fosse che mi spingeva a te, superava ogni timore. Così, bussai alla porta del tuo ufficio…
- …Ciao, posso entrare..? –
- …Sì, si, certo, vieni pure …scusa, è che …non ricordo il tuo nome… -
- Fabio, Fabio Trevi… -
- Sì, giusto. Perdonami, Fabio, siete in tanti e faccio ancora fatica… -
- Normale. Come va, Giulia..? –
- Bene. Sto cercando di organizzarmi. –
- E’ facile? –
- Più o meno... –
Eri fantastica, così com’eri, tutta indaffarata tra carte e fascicoli, e una matita infilata fra i capelli raccolti.
- …Hai una matita tra i capelli...! – Ti feci notare, e tu arrossisti.
- …E’ che mi ricadevano giù continuamente, rovistando tra i cassetti bassi… era per tenerli su… - E facesti per risistemarti…
- No, ti prego, non farlo …stai benissimo così… - Ti frenasti per un momento e abbozzasti un sorriso e una domanda nello sguardo…
- …Ecco, volevo dirti… insomma, passavo solo per un saluto… continua pure a fare le tue cose… comunque stai veramente bene coi capelli su e poi, non sembra neanche una matita… è una buona idea… sì,stai proprio bene… - Mi fissavi come a chiederti dove volessi giungere…
Tagliai corto.
- …Bene, adesso devo andare… allora, buon lavoro, Giulia…-
- …Grazie …buon lavoro anche a te…-
Me ne andai portandomi via il ricordo del tuo ultimo sorriso…
Che stronzo, pensai… avrai creduto che fossi il solito coglione…
Chissà quanti, erano venuti a darti il benvenuto quella stessa mattina, sparando cazzate… ecco, io avevo allungato la lista. M’imposi di non ripetere più simili sciocchezze e decisi di evitarti per quanto potevo..: solo “ciao, come va…” e battute simili, ma sempre accompagnate da un sorriso e mai sconvenienti o essere pressante…
Confesso che attuavo un’ignobile tattica per volermi distinguere e renderti curiosa…
Poi, un giorno, presi un’improvvisa decisione…
Seduto alla mia scrivania, disegnavo ghirigori su un angolo di planning. Mancava una settimana alla chiusura estiva e la città cominciava a vuotarsi, il caldo era opprimente, il condizionatore annaspava e tu passeggiavi, ostinata, tra i miei pensieri.
Alzai la cornetta del telefono e composi il numero del tuo interno.
-...Sì..? –
- Giulia..? Sono Fabio Trevi... –
- Salve, Fabio, dimmi pure… -
- Manca mezz’ora alla pausa pranzo. Mi chiedevo se ti facesse piacere un piatto di spaghetti in mia compagnia… -
Chissà cosa pensasti in un attimo di pausa…
- Aglio e olio..? – Mi piacque, il tuo modo deciso di affrontarmi.
- …E vino rosso. – Proposi.
- CocaCola. –
- CocaCola e vino rosso. –
- E gelato… -
- …E gelato. – Fatto..!

La trattoria era proprio dietro l’ufficio e la raggiungemmo a piedi in pochi minuti.
Il locale era freso. Scegliemmo un tavolo tranquillo e ordinammo gli spaghetti con i frutti di mare, la tua passione, CocaCola per te e un bicchiere di rosso per me, macedonia, e caffè.
Pranzammo chiacchierando di lavoro e delle vacanze che ciascuno aveva organizzato per quell’agosto alle porte, poi la conversazione assunse toni meno generici…

- …Allora, signor Fabio Trevi, parlami un po’ di te... – Mi chiedesti a tradimento… e i tuoi occhi a fissarmi, pronti a valutare la risposta…
- … Ci provo… dunque: …sono a un passo dai ‘cinquanta… sposato, due figli… mi piace leggere, scrivere, passeggiare… amo i film d’avventura, odio la televisione… è bello l’autunno, ascolto jazz, bevo vino rosso, fumo sigarette e adoro il caffè… –
Era bello guardarti…
- Continua… -
- …Condanno le ingiustizie… cerco di vivere le emozioni, c’è sempre qualcosa che riesce a meravigliarmi… odio la sveglia, mi piace la notte… e tu..? –
So, che avevi analizzato ogni mia parola…
- …Io cosa...? -
- Mi pare giusto, che anche tu dica qualcosa di te, no? –
- Okkey… -
…Ecco, io credo che ti amai da quell’okkey in poi…
- …Vediamo un po’..: il mese prossimo festeggerò i miei trentatrè anni… sono sposata da due, per adesso niente figli, mi piace leggere, viaggiare, ballare… mi appassionano i misteri… mi affascina lo yoga, adoro i Beatles, sono una sognatrice… mi piace cucinare, odio stirare… tutto qui… –
Avrei voluto baciarti…
Per tutta quella settimana dividemmo insieme le ore di pausa dedicate al pranzo.
Mi piaceva parlare con te, Giulia, perchè non eri mai banale.
Io rimanevo stregato dal suono della tua voce e come ne modulavi il tono ed erano affascinanti le tue riflessioni, quando si percorrevano strane filosofie per chiederci se i misteri della vita fossero poi tanto misteriosi e poi… mi torna in mente, quasi da sentirlo, quell’adorabile e tuo contagioso modo di ridere, quando ti facevo ridere…
Eri dolcezza mescolata a pazzia, e fu così facile amarti perché in te io riconobbi la mia essenza.
Mi dicevi che t’insegnavo sempre nuove cose, ma io non ti ho mai detto che imparavo da te a diventare ogni giorno migliore.
Mi domandavo perché, un destino bizzarro ci fece incontrare così tardi..?
Un giorno ti chiesi se eri felice…
- …Non lo so… forse sì… forse no… -
- Che cosa vuol dire forse sì, forse no…? –
- …Forse perchè credevo che la felicità fosse qualcosa di diverso… una specie di diritto… -
- Continua.. –
- Difficile, saperlo spiegare… chessò, i sogni per esempio… i desideri, i progetti… troppe cose, alla fine, non si realizzeranno mai… -
- Io credo che sia fondamentale sapere vivere bene il presente… dentro ogni presente ci può essere un briciolo di felicità da cogliere.. basta solo riconoscerla… –
- Ti seguo poco… -
- Voglio dire che la vita si vive attimo dopo attimo… Se ci pensi, non c’è altra vita oltre il momento in cui viviamo… Oltre, c’è solo la morte… -
- …Cogliere al volo ogni opportunità..? –
- Magari non tutte… ma quelle buone si. –
- Già… e se poi sbagli..? -
- Se lo lascerai fare, è il tuo cuore che ti saprà guidare… -
- Quando l’ho fatto, ne ho goduto poco... E’ sempre combaciato col dolore di qualcuno… -
- ...Si chiama “senso di colpa”, e ti frega continuamente… Facci caso: ogni scelta implica una rinuncia e, quando una rinuncia è qualcuno… hai sempre a che fare con la tua coscienza… -
- Vero. E tu, sei felice..? –
- …Poche volte, ho ascoltato il mio cuore… -
- Cos’è, una questione di coraggio, di palle..? –
- Mi sa tanto di si… Comunque, c’entra il fatto di dover pensare ogni tanto a se stessi… -
- Odora di egoismo… -
- Credo che sia meglio dire “volersi bene”… -
Adesso, i nostri sguardi erano nudi e, in essi, ciascuno intravedeva i segreti dell’anima dell’altro…
- Giulia… sei felice con tuo marito...? - Ti chiesi a bruciapelo…
Tirasti su un respiro e distogliesti lo sguardo dal mio.
- …Sì… va tutto bene… - Era un secco No..!
- Ti chiedo perdono… forse, sono stato indiscreto… -
- Non farci caso… comunque si, sto bene con mio marito… -
Era stata una domanda infelice e comunque fosse, adesso conoscevo la risposta…

Quell'indomani, ti donai un libro da poter leggere al mare.
Saresti partita e non ti avrei rivista per l’intero mese d’agosto.
Avevo insistito perché mi seguissi, appena fuori città.
C’era un laghetto artificiale, in un ritaglio tranquillo di campagna, lontano dai rumori, all’ombra di grandi alberi che lo circondavano. Un capanno era attrezzato come un bar e si servivano panini e bibite fresche e c’era una serie di panche, sotto un tetto di canne, al riparo dal sole, da potersi sedere tranquilli e chiacchierare.
Un po’ più distante, una piccola stalla era circondata da un recinto dove, tre cavalli annoiati cacciavano via le mosche scuotendo la coda e, proprio accanto, nello spazio di un’aia, protetta da un girotondo di reticolato, passeggiavano alcune oche e due o tre galline.
A me questo posto piaceva e anche tu, te ne stupisti…
Era una pausa di campagna, dove mi rifugiavo spesso a riflettere, contemplando l’orizzonte disegnato dai palazzi di Milano e, ogni volta, avevo la sensazione di avere lasciato un me stesso laggiù in città, come avere il dono dell’ubiquità perché, un altro me, se ne stava invece qui, a rigenerarsi, in armonia con questo pezzetto di natura.
Tirai fuori il libro dalla mia borsa…
- Ti ho comprato un libro… lo potrai leggere mentre ti abbronzerai… -
Disegnati un bel sorriso…
- Sei un tesoro, grazie… -
- E’ la storia di un amore… Sono sicuro che ti piacerà… Ci ho scritto sopra, alcune parole per te… -
Sfogliasti le prime pagine, curiosa di sapere…
- Aspetta… vorrei leggertele io… -
Mi porgesti quel libro ed io lo aprii sul primo foglio, e lessi quelle parole …

…Ti ho cercato per mille volte dietro a ogni orizzonte…
dentro gli sguardi della gente, e in fondo a ogni cassetto…
Peccato, che ti ho riconosciuto troppo tardi…
Ti penserò ogni giorno, amica mia,
perché, so già, che tu mi mancherai…


Vidi due piccole gocce danzare sulle tue ciglia ed io… le te le asciugai con una carezza…

(continua...)